Agli albori della scienza microscopica Roberto Hooke, poliedrico uomo di scienze inglese, mise a punto un suo strumento di osservazione. Si pose quindi il problema di cosa si potesse effettivamente osservare con un microscopio. La più grande difficoltà è appunto quella di ottenere uno strato sufficientemente sottile da permettere il passaggio della luce, senza però intaccare la struttura del tessuto. Nel XVIII secolo Hooke ebbe l'intuizione di utilizzare il sughero, tessuto vegetale di consistenza rigida che permette di ricavare sottili scaglie. Quando Hooke analizzò quindi il suo sughero individuò la tipica organizzazione del tessuto epiteliale, che gli ricordarono le celle dei monaci, e per questo vennero chiamate cellulae, piccole celle.
Ora, prendendo un comune tappo di sughero, oppure, ove possibile, un pannello di sughero, sarà semplice con la lama di un rasoio o di un taglierino ottenere delle piccole scaglie cuneiformi. Si proceda poi a poggiare una scaglia per volta sul vetrino. Si metterà poi una goccia d'acqua a breve distanza dal frammento e poi si coprirà tutto con il vetrino copri oggetto.
Sottoponendo il vetrino all'esame microscopico si avrà l'accortezza di osservare i punti in cui la scaglia avrà minore spessore, in modo da cogliere al meglio la struttura a cellette del sughero.
Il sughero fa parte dell'epitelio di alcune piante, è quindi un tessuto morto, quindi quello che osserviamo è il regolare e ordinato disporsi delle pareti cellulari di quelle che furono cellule vegetali. Per la struttura a celle vuote il sughero galleggia, ma soprattuto è un ottimo materiale fonoassorbente
Nessun commento:
Posta un commento